Giovanni Battaglin, lo scattista elegante che faceva male

«Portami da Battaglin, voglio conoscerlo, chissà se lui conosce me almeno per sentito dire», mi chiese Gianni Brera in un mattino del Giro d'Italia 1981. «Sarebbe grave se io non sapessi di lei», fu la risposta del ragazzino di Marostica mentre con un filo di emozione dava la mano al famoso scrittore. Proprio un ragazzino Giovanni Battaglin col quale non ho mantenuto un patto venendo meno all'invito di recarmi nella campagna vicentina dove il corridore teneva numerose piante di ciliege, frutto di cui sono sempre stato e rimango goloso.

Un ragazzino simpatico, dotato di presenza assai giovanile, gli avresti dato vent'anni e invece aveva già superato la trentina quando trionfò nella Vuelta e subito dopo nel Giro d'Italia. Bellino, di perfetta struttura atletica, chissà cosa avrebbe combinato senza quei difetti all'apparato respiratorio che nelle giornate grigie dimezzavano il suo rendimento. Ottimo scalatore, buon passista, bravo nelle volate ristrette, un tipo che faceva paura a tutti, giudicato da Bernard Hinault uno scattista che faceva male e al quale non bisognava rispondere per non rimanere secchi sui pedali. 

Già, Battaglin si è distinto anche nel Tour de France con un sesto posto che non esprimeva a sufficienza i suoi valori. Era l'estate del 1979 e Giovanni avrebbe concluso nella scia di Hinault se non fosse stato penalizzato di dieci minuti a causa di un farmaco prescritto dal medico sociale. Suo fu comunque il titolo di miglior arrampicatore a dimostrazione delle qualità di "grimpeur". E sempre nell'estate del '79 un altro titolo ben più prestigioso, da collocare in bacheca a perenne ricordo, è sfuggito a Giovanni per colpa di due avversari che una giuria seria avrebbe dovuto squalificare.

Ho impresso nella mente gli episodi del campionato mondiale di Valkenburg, di quella domenica olandese datata 25 agosto. Non posso dimenticare com'è andata la prova iridata che aveva il suo punto cruciale nella salita di Cauberg, il tratto in cui l'idolo di casa (Raas) veniva ripetutamente spinto dal gregario Lubberding. Battaglin era più che mai pimpante ed i suoi attacchi facevano selezione. Avrebbe messo le ali nell'ultimo passaggio sul Cauberg senza i danni di una sbandata che frenavano l'azione, ma si capiva ugualmente che nel finale a cinque il più fresco, il più forte era il corridore azzurro. Sì, ero e rimango del parere che Giovanni aveva il potenziale per trafiggere lo stanchissimo Raas. Non è andata così per la vigliaccata commessa dal tedesco Thurau, in combutta con l'olandese. Quando mancavano 150 metri alla conclusione, quando Battaglin si lanciava, Thurau ostacolava l'italiano con una brutta deviazione da destra a sinistra e come se ciò non bastasse Raas completava l'opera con una gomitata che scaraventava a terra Giovanni.

Naturalmente io e tanti altri speravamo nell'intervento di una giuria chiamata ad esaminare il reclamo presentato da Alfredo Martini. Un'ora di riunione per decidere malamente. Impressionati da un ambiente che voleva a tutti i costi il successo di Raas, da gente fuori di senno per avere consumato fiumi di birra, i giudicanti non avevano il coraggio di stabilire la verità dei fatti. E Battaglin, spellato e piangente, doveva accontentarsi della sesta moneta.

Caro Giovanni, chissà quante volte avrai pensato a Valkenburg '79, ad una maglia iridata sfuggita nel modo che sappiamo, ad un trofeo che avrebbe dato splendore alla tua carriera. Nella leggenda del ciclismo restano comunque i segni di un pedalatore dotato di classe genuina, quella classe, quei colpi di pedale meravigliosi per la loro eleganza, quello stile che distinguono un individuo dall'altro. Elegante, raffinato è anche oggi il Battaglin che è diventato un imprenditore nel ramo biciclette, perciò messo insieme il tutto, si può ben dire che Marostica può andar fiera del suo concittadino.

di “ Gino Sala”

 

Da piu’ di trent’anni progettiamo e produciamo biciclette tecnologicamente all’avanguardia, grazie all’esperienza del fondatore Giovanni Battaglin, un atleta capace di scrivere pagine memorabili del ciclismo italiano ed internazionale.

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